Arti orientali
Haiku e Waka - poesia giapponese
L'essenza di un'impressione
(5)Haru wa hana__________________________In primavera il fiore del risveglio
(7)Natsu hototogisu________________________d'estate il canto del cuculo
(5)Aki wa tsuki____________________________d'autunno la luna
(7-7)Fuyu yuki saete zusu shikari keri__________poi nev, pura e fredda d'inverno
Dogen Zenji
L'haiku è un componimento poetico tradizionale giapponese composto da tre versi di 7-5-7 sillabe rispettivamente e privo di titolo. Sviluppatasi e fiorita, in particolar modo, durante il Periodo Edo (1603-1867) con un calo nell'ottocento, è una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni. Per l'estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d'immagine. Tradizionalmente l'ultimo verso chiamato kigo, è un accenno alla stagione, al momento dell'anno in cui viene composta o al quale è dedicata la poesia. Soggetto dell'haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell'animo dell'haijin (il poeta). La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni.
In questa forma poetica, quindi, si riflettono tipicamente l'amore della cultura nipponica per il minimalismo e per le cose essenziali (scrive Sei Shonagon: "in verità, tutte le cose piccole sono belle"). Il poeta diviene soltanto uno strumento e l'oggetto che anima il componimento diviene soggetto. Secondo Barthes lo haiku non descrive, ma si limita ad immortalare un'apparizione, a fotografare un attimo ed è per questo che tra le sue peculiari caratteristiche troviamo la brevità, la leggerezza e l'apparente assenza di emozioni secondo i canoni del Buddhismo Zen.
L'haiku trae le sue origini e la sua ispirazione dalla più antica tradizione Zen e nasce come modificazione del renga, un componimento poetico a catena, dalla metrica rigida e composto da autori diversi. Il maestro poeta dava inizio al waka (componimento a 5-7-5-7-7 sillabe) componendo i primi tre versi di 17 sillabe con ritmo 5-7-5, chiamato hokku, che forniva il tema della composizione e ne sintetizzava l'essenza. L'hokku doveva rispettare le seguenti regole:
Quindi un secondo autore aggiungeva il verso di 14 sillabe con ritmo 7-7 e successivamente, i vari poeti che partecipavano al componimento del renga, continuavano ad aggiungere in alternanza versi da 17 e 14 sillabe, sino alla fine del poema che poteva avere 36, 50 o 100 versi. Ku è il termine usato per indicare un verso.
Il renga si sviluppò a partire dal XII secolo e contribuì alla diffusione della cultura tra il popolo. Sviluppatosi come passatempo letterario in uso presso i poeti di corte era una sorta di gara tra autori. Dal XIII secolo si diffonde anche in altri strati sociali della popolazione, in particolare monaci e guerrieri, perdendo la prerogativa di forma culturale elitaria ed si inizia così ad usare un linguaggio colloquiale. Il renga diviene haikai-renga da cui nascerà lo haikai-ke, forma poetica di sole 17 sillabe con struttura 5-7-5. Il più grande autore di haikai fu Matsuo Basho (1644-1694) che ha dato origine ad un nuovo stile slegato da ogni acrobazia verbale.
Matsuo Basho
"La sua fu la Via dell'eleganza come egli stesso la definì, e fece della propria vita un'opera d'arte compiendo una vera 'rivoluzione' nel campo della letteratura giapponese:
(…) Per la sua brevità, solo 17 sillabe, è un componimento di estrema difficoltà. Comporre haiku non significa esprimere un pensiero o un'impressione, ma comunicare lo sviluppo dell'essenza di un'impressione. Usando le parole di Basho: "Bisogna dar parola alla luce nella quale s'intravede qualcosa prima che scompaia dalla mente".
Egli non generava i suoi versi dal pensiero, ma tramite un'esperienza diretta ed immediata (…)
La natura di Basho respira e non ha tempo: è istante presente".
Il suo insegnamento era quello di aderire completamente alla realtà circostante traducendo in poesia ed incastonando nei propri versi il valore del 'vuoto'.
"L'artista deve mettere da parte le proprie capacità d'interpretazione; la mente del poeta e ciò che lo circonda divengono un'unica cosa. Il soggetto scompare lasciando il posto a ciò che sta accadendo. L'immagine è solo presentata. Il poeta l'ha solo registrata così come l'ha percepita istantaneamente, trasmettendo direttamente tale percezione alla propria comprensione, senza interpretazione".
Nella poesia di Basho c'è l'incontro della creatività estetica soggettiva del poeta e di quella oggettiva della natura. Ovvero il poeta per poter cogliere ed accogliere l'essenza dell'evento deve rendersi vuoto di ogni intenzionalità sia intellettuale che sentimentale, al punto di rendersi equivalente all'evento. In altre parole avere un atteggiamento di partecipazione creativa a ciò che avviene in natura, non alterato da categorie di giudizio.
Haiku
Matsuo Basho
Issa.
Calligrafia di Daigu Ryokan
Haiku di Matsuo Basho
Il profumo dell'orchidea
penetra come incenso
le ali di una farfalla.
Fitta nebbia:
invisibile e pur suggestivo
il Fiji oggi.
Sul sentiero di montagna
scorgo un non so che di grazioso
un fior di violetta
Languore d'inverno:
nel mondo di un sol colore
il suono del vento
Chiare cascate:
tra le onde si infilano verdi
gli aghi dei pini
Cade una foglia di paulonia:
perché non vieni
nella mia solitudine
Altro poeta da ricordare per l'originalità del suo stile è Kobayashi Yataro noto come Issa (1763- Issa 1827). Monaco Buddista vissuto in povertà, sostenendosi solo con l'aiuto di benefattori. Egli scive con un linguaggio quotidiano, tipico della gente semplice, talvolta umoristico e dialettale. Egli si rivolge al mondo delle piccole cose viventi.
Haiku di Issa
Montagne remote
specchiate negli occhi
delle libellule.
Fiori di pruno:
è un'estasi
la mia primavera.
Usignolo di fiume:
sui petali di pruno pulisce
le zampe infangate.
Uno dei maggiori poeti e calligrafi giapponesi è Daigu Ryokan (1758-1831). Monaco Zen, contemporaneo di Issa, che ha vissuto seguendo il precetto 'sorriso in volto, parole d'amore'.
"è considerato come un Santo e a lui sono attribuiti fatti miracolosi, e attraverso i testi poetici e le sue mirabili calligrafie, ci ha regalato un tesoro di saggezza infinita. (…)
nei suoi scritti si percepisce l'eco d'armonia della sua esistenza, il suo candore, la sua sincerità che esprime la rinascita della più profonda purezza della tradizione Zen".
Componimento di Daigu Ryokan
Di notte nel silenzio della capanna,
suono l'arpa che non ha corde.
La sua melodia sale al cielo con il vento:
la sua musica si unisce a quella del torrente;
risuona nell'intera vallata,
mormora nelle foreste e nelle montagne.
Se uno non chiude le orecchie,
non può udire questa musica silenziosa.
Infine, importante nella scrittura poetica è la calligrafia, in quanto, il poeta deve saper scegliere lo spazio dove collocare la sua poesia e scegliere sia la quantità di spazio vuoto da lasciare intorno al testo che il tipo di stile con cui tracciare i caratteri.
"Lo haiku non è riflessione o osservazione, è 'testimonianza dell'esperienza del vuoto'. Il risultato non
cercato, ma ottenuto dalla pratica meditativa è la purificazione della coscienza".
Fonte: Montanelli Lorella, "I giardini Zen e l'architettura dello spirito".
Nota:
si tenga presente, per la collocazione temporale degli haiku, che, prima dell'adozione del calendario solare avvenuta nel 1873, in Giappone le stagioni comprendevano i seguenti mesi:
Haru - Primavera: febbraio, marzo e aprile
Natsu - Estate: maggio, giugno, luglio
Aki - Autunno: agosto, settembre, ottobre
Fuyu - Inverno: novembre, dicembre, gennaio
Shinnen - Capodanno: cadeva all'inizio di febbraio ed era associato all'inizio della Primavera.