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Le origini del bonsai

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Le origini del bonsai e la sua diffusione


Nasce in Cina

La prima menzione dell'arte dei bonsai risale all'epoca Tsin (III sec, a.C.). Poi nel corso della dinastia Tang (che regnò in Cina dal 618 al 907), viene rappresentata sulla tomba di Zhang Huai, secondo figlio dell'imperatore Tang Wu Zetian, una donna che reca tra le mani un bonsai.
Nel corso della dinastia Song (960-1276), gli annali fanno riferimento a un uomo che "è in grado di creare in un solo vaso un'impressione di immensità in un piccolo spazio". Nello stesso periodo, tra il X e il XII secolo, i monaci buddisti avrebbero diffuso i p'en-tsai (alberi prelevati dalla natura e trapiantati in vasi decorati) attraverso l'estremo oriente.

All'epoca dei Song, diversi dipinti cinesi rappresentano alberi naturalmente miniaturizzati, trapiantati in vasi decorativi. Ma è solo nel XII secolo, sotto la dinastia dei Song del Sud, che appare, a poco a poco, da continui lavori e variazioni, il bonsai così come è conosciuto al giorno d'oggi. Si trattava a quel tempo di un'arte riservata alla nobiltà che la praticava per svago. Sotto la dinastia Yuan (1276-1368), un funzionario, sfuggito alla dominazione mongola, si sarebbe rifugiato in Giappone, portando con se dei p'en-tsai e alcuni testi che trattavano di quest'arte, introducendoli in tal modo anche in questo paese.

In seguito i Ming (dinastia imperiale che regnò dal 1368 al 1644), avrebbero dato una grande importanza ai vasi particolarmente decorati contenenti alberi non lavorati.
Il paesaggio cinese non potrebbe fare a meno di ciò che l'architettura vi ha posto: l'elemento sabbia vi evoca l'acqua da cui ogni forma di vita si è sprigionata; le rocce vi evocano le montagne che sono l'ossatura della terra e ne rappresentano la potenza creatrice. Ma il pensiero medesimo è sempre movimento e anche la vita è movimento: questo è il messaggio che gli alberi suggeriscono. In tutti gli allestimenti un elemento raffigura la saggezza. In Cina ed in Giappone questa funzione è attribuita al bambù.

Dall'epoca Song (960-1280) nelle opere d'arte vengono rappresentati alberi naturalmente miniaturizzati. Questi vengono raffigurati in vasi che concorrono all'effetto ornamentale.

Sotto la dinastia Tsing (che regna dopo quella Ming), il p'en-tsai non è più un'occupazione riservata alla nobiltà ma è accessibile a tutti. Nello stesso periodo, in Cina, vengono allestiti anche dei p'en-tsing, autentici paesaggi in miniatura.

La diffusione in Giappone

Nel XII secolo e fino alla metà del XIV (periodo di Kamakura) risalgono i primi riferimenti ai bonsai in Giappone. È molto famoso un rotolo, che risale approssimativamente al XII secolo, attribuito al monaco buddista Honen, sul quale sono raffigurati dei bonsai.
Più tardi Seami (1363-1444) racconta in teatro la storia dello Shougun di Kamakura, Hojo Tokiyori, per il quale un samurai molto povero, aveva bruciato tra bonsai - un albicocco, un pino ed un ciliegio - che rappresentavano i suoi unici beni, per poterlo riscaldare.

Durante il periodo Edo (1615-1867) ci si interessò ad alberi variopinti sistemati e coltivati su vassoi. I bonkei erano paesaggi su vassoi e i bonsai, alberi coltivati un vaso (bon=vaso e sai=pianta). Nei primi si ritrovano gli elementi principali della natura (acqua, montagna, sabbia, vegetazione). Nei secondi si ritrova l'essenza, la creatura al primo stadio, più semplice.
In Giappone le persone di classi agiate si sono, a poco a poco, affezionate ai bonsai.
Gli esemplari che sono riusciti ad ottenere vengono considerati come simbolo del loro dominio. Da allora la coltura dei bonsai ha continuato a diffondersi, poco per volta, nei diversi ceti sociali. Gli ultimi a dedicar visi sono state le classi sociali meno abbienti ciò da più di un centinaio di anni, e oggi il bonsai è diffuso in tutto il Giappone.

Il bonsai arriva in Europa

Il bonsai compare in Europa nel XIX secolo grazie a dei viaggiatori che riscoprirono l'Oriente e diffusero la moda dell'arte orientale. Nel 1878, in Francia all'Esposizione Universale furono esposte, per la prima volta in Europoa, delle autentiche collezioni di bonsai. Piacevoli pubblicazioni trattavano dei bonsai con molta naturalezza e poesia. Esse erano intitolate: 'Giapponeserie','Saggi sull'orticoltura giapponese', 'Il giardino giapponese'. Nel 1889, J. Vallot scrisse un trattato sul Bollettino della Società Botanica di Francia dal titolo 'Le cause fisiologiche che provocano il deperimento degli alberi nelle colture giapponesi'.

Successivamente quest'arte venne dimenticata.
Dopo la prima guerra mondiale i bonsai vennero riscoperti; vennero pubblicati saggi approfonditi sulle procedure impiegate per ottenere alberi nani. Sia in Francia sia in Inghilterra ci si interessò a quest'arte, nuova per gli occidentali.

Tra le due guerre il fiorista Andrè Bauman importò a Parigi alcuni bonsai per soddisfare la richiesta di persone attratte dalla cultura dell'Estremo Oriente. Il Giappone fu di nuovo di moda, ma solo in modo passeggero.

Oggi l'arte del bonsai si è diffusa in tutto il mondo: ovunque vi sono appassionati e associazioni/scuole dove apprendere le tecniche di base ed avanzate per poter creare le proprie opere d'arte.



Dipinto murale del periodo Tang (VIII secolo) nella
tomba della principessa Zhang-Huai a Xian.


Particolare di un dipinto giapponese di Ekotoba del 1351,
in cui sono raffigurati dei bonsai.


Dipinto giapponese di Yoshishige,
raffigurante un paesaggio in coppa, del 1848.


Illustrazione dell'Esposizione Universale del 1878 tenutasi in Francia, in cui furono esposte, per la prima volta in Europa, delle collezioni di bonsai.

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