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L'estetica dei bonsai

L'estetica nel bonsai

In sintesi il bonsai deve comunicare un carattere di dignitosa forza; deve lasciar traspirare semplicità, umiltà e allo stesso tempo vetustà e riserbo. Il bonsai soprattutto nello stile a boschetto, tronco multiplo o zattera, è sempre etereo e spirituale, infonde calma, tranquillità e felicità quasi che lo spirito della foresta sia contenuto nelle sensazioni che esprime.

Il bonsai "rientra a pieno titolo tra le arti orientali poiché, in queste, la presenza dell'artista deve ridursi sempre più e non esaltarsi. (…) Si potrebbe anche parlare di un assorbimento pressoché totale dell'artista in qualcosa d'esterno a se stesso, un diventare pianta al fine di comprenderne a fondo la natura. Ciò tuttavia non conduce ad un annullamento di sé, in quanto, una volta operato il temporaneo spostamento dell'attenzione da se stessi alle caratteristiche ed esigenze della pianta, s'interviene per dare forma a tale natura. Ecco che l'intervento dell'artista bonsai diviene un agire dall'interno stesso dell'opera, è come se la pianta si fosse data forma tramite l'artista. La disciplina imposta alla pianta è speculare a quella che l'artista s'impone attraverso la pianta stessa".

Il porsi in ascolto della pianta (il farsi cavi) ha lo scopo di riconoscere, grazie alla conoscenza delle regole tecniche acquisita con l'esperienza, ciò che la vita della pianta può comunicare; l'artista bonsai segue le regole estetiche, non per amore di una forma predeterminate, ma perché le vede scritte nella vita della pianta stessa.

Nell'arte del bonsai viene seguito il modello estetico dello Zen: le qualità di
wabi e sabi, asimmetria, semplicità, distacco, tranquillità, profondità, yugen.

"Wabi è uno stato dello spirito. Può essere espresso meglio con termini quali: 'frugalità', 'semplicità', 'umiltà'". (Sen XV Soshitsu).
In sostanza wabi è solitaria bellezza e ricchezza spirituale, è il valore della bellezza naturale, non artefatta che stupisce per la sua semplicità. Per poter godere di wabi sono necessari libertà di giudizio in ogni circostanza, presenza attiva e saper guardare al di là delle categorie relative del giudizio personale che si acquisisce grazie all'esperienza di frugalità e moderazione.

"Sabi, è la patina del tempo, è il valore della storia, il colore del tempo che scorre, la coscienza della transitorietà, è la possibilità d'incorporare l'esperienza della storia e poterla trasmettere come modello di vita; si manifesta negli oggetti usati a lungo dai colori mescolati, indefiniti, che grazie a quest'uso prolungato, hanno assunto in se stessi il valore dell'esperienza, la comprensione e il gusto dell'impermanenza.
È il prodotto artigianale di chi ha dedicato tutta la vita ad un solo tipo di pratica, è la memoria del percorso evolutivo incamerata nell'oggetto. (…)

È l'effetto di wabi, il suo riflesso.

L'ideale estetico "Wabi-sabi è la bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute." Che necessitano dello sguardo compassionevole di chi le usa per esprimersi.
"È la bellezza delle cose umili e modeste." Che esprime la qualità profonda e difficile da ottenere di un carattere che ha rinunciato alla gloria del potere.
"È la bellezza della cose insolite." È lo stupore che alimenta la vita pura, la bellezza naturale, indicibile che si presenta ogni giorno allo sguardo di un bambino".
(Montanelli Lorella, "I giardini Zen e l'architettura dello spirito")

"Il senso dell'asimmetria è legato a quello del movimento, per cui non significa solo irregolarità, ma espressione del deformarsi continuo di tutto ciò che è vivo, quindi inserisce nell'opera il senso del tempo e del divenire. Inoltre mostra come la simmetria, la regola, statica ed immobile, sia limitata e debba, per essere profondamente efficace, poter essere infranta.
L'impermanenza delle cose e dei rapporti tra le cose è la condizione della temporalità e l'asimmetria ne diviene la manifestazione sensibile. Non si ha tuttavia solamente una negazione della simmetria, poiché non si produce confusione e totale rinuncia a forme e misure, ma utilizzando contrasti di forme ed irregolarità di misure, si mostra che ogni equilibrio è equilibrio instabile, cioè dinamico. Ecco che, comportando assenza di ricercatezze ornamentali, ma anche di configurazioni confuse, l'asimmetria diviene una qualità associata alla semplicità.
Il distacco, inteso come non attaccamento ad abitudini percettive, convenzioni formali e regole immutabili, diviene consuetudine manifesta attraverso asimmetria e semplicità. Andare oltre le norme tecniche e gli accorgimenti formali non significa, specie nel bonsai, pena la morte della pianta, ignorare regole o tecniche specifiche, ma una continua sperimentazione del fatto che la semplice esecuzione, mediante procedure codificate, di modelli prefissati, non garantisce la riuscita di nuove forme ed impedisce la comprensione profonda della natura e di ciò che la singola pianta possiede ed esprime.

Con tranquillità non si vuole solo far riferimento agli effetti visivi e psicologici di un bonsai ben riuscito, ma a quella tranquillità interiore, requisito necessario per poter ascoltare ed accogliere anche le minime caratteristiche della natura della pianta. È questa la condizione attraverso la quale la natura della pianta può dispiegarsi ed usare l'artista per trasformarsi in opere d'arte.

La tranquillità è infatti intesa come uno spazio mentale libero da schemi e preconcetti, da formule e da progetti, un "vuoto" di sollecitazioni provenienti da esperienze passate, eventi del presente o immaginazioni del futuro.
La tranquillità appare, d'altra parte, come caratteristica propria del bonsai, sia poiché nell'esecuzione del lavoro si produce uno stato psicologico di tranquillità, sia poiché la pianta ben riuscita comunica la sicurezza di chi ha ormai superato ogni avversità ed è ormai immune da ogni perturbamento. Ed è proprio l'asimmetria che comunica questa capacità di restare saldi in ogni circostanza, oltre anche il trascorrere del tempo, è questo il pino contorto le cui radici si sono adattate alla forma della pietra e la chioma all'inclemenza del clima.

Infine
il senso della profondità, yugen, è strettamente associato a quello della tranquillità, poiché indica la capacità di cogliere la natura della pianta, ma anche di calarsi a verificare meccanismi nascosti della propria vita interiore. La cura del bonsai induce ad una continua verifica del livello d'attenzione e delle proprie doti. Profondità è una caratteristica che interessa l'effetto del bonsai sull'osservatore, ma anche al pari del sabi, conduce ad evocare tutto ciò che non c'è, che non è presente ed immediatamente percepibile: dalle situazioni ambientali, agli eventi passati, all'insieme infinito degli eventi mentali partecipi della sua creazione o della sua contemplazione.

Tutte queste caratteristiche tipiche delle arti orientali sono indissolubilmente legate tra loro e limitano fortemente la possibilità che la disciplina artistica del bonsai venga assunta come passatempo raffinato, poiché essa richiede una radicale predisposizione alla rinuncia alla propria centralità sia come attori che come spettatori dell'opera. Coltivare questa disciplina significa quindi coltivare questa predisposizione all'attenzione all'altro, a ciò che non è se stesso anche nella forma più radicale. In tal senso il bonsai può configurarsi come àskesis, nel significato d'esercizio, non solo estetica ma anche etica, poiché affina, intensifica ed incrementa l'attenzione etica".

L'arte bonsai forse insegna un'attenzione continuata nel tempo, che non può arrestarsi, pena la perdita dell'opera d'arte, della pianta; la necessità di continui interventi provoca una coscienza dell'insieme, del valore dell'azione umana del legame vivo tra uomo e natura.

Infatti, nel bonsai, "la natura viva del materiale, la sua possibilità di trasformazione a prescindere dall'intervento dell'artista, impone una più profonda intesa tra soggetto ed oggetto. (…) Il bonsai è il risultato di una volontà esterna e di una interna: una volontà biologica che non può essere trascurata, elemento base sul quale innestare l'azione dell'artista, un'azione che non si conclude in un momento creativo finito, ma che deve accompagnare nel tempo la crescita.

Si assiste ad una sorta di creazione continua, un'attenzione costante a realizzare un'idea di forma che sta nella mente dell'artista, ma rispetta i modi e i tempi con i quali la pianta stessa si dà le proprie forme".

Fonte: Pasqualotto Giangiorgio, "Yohaku"


Gli Stili:





“Wabi Sabi”
Artista: Sharon Neuer





Acero Palmato



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